25 luglio

Siamo a Bangkok…

Per prendere il volo per Dubai con la Emitates, al contrario di quanto è successo all’andata con la Vietnam Airlines che si è ovvio lei di recuperare i bagagli e farli salire a nitido del nostro volo per Hanoi, siano stati obbligati a fare i controlli per l’ingresso in Thailandia, ritirare i bagagli, rifare il check con la Emitates e ripassare i controlli per uscire dalla Thailandia…

Insomma, per fortuna il tempo c’era, si è trattato soltanto, con pazienza di fare tutti le code e i passaggi previsti. Nei vari controlli di sicurezza fatti, in un gli addetti si sono incuriositi al portadocumenti di Stefania. Infatti conteneva le sue forbicine riportabili (con lama inferiore si 6 cm…) per cui è stata messa di fronte al dilemma: buttale nel bidone oppure tornare fuori ed imbarcarle? Stefania non ha avuto dubbi: tornare indietro e caricarle sull’aereo in stiva! È potuta uscire solo lei: è dovuta andare a comprare all’ufficio postale dell’aeroporto una scatola di cartone, mettere all’interno la forbice, passare dal desk dell’Emirates per fare il check in ed associare il pacchetto al suo biglietto, ripassare dogana e controlli di sicurezza, e finalmente ricongiungersi a noi per poi andare al cancello per imbarcarsi. Col dubbio se poi se la forbicina sarebbe arrivata ugualmente….

La sosta a Dubai, fatta qualche nodo era mattina presto, ci ha permesso di prendere un caffè da Costa, gironzolare un po’ tra i vari negozi, scambiare quattro chiacchiere con un ragazzo ugandese che lavorava al bar, e risalire sul volo per Bologna. Aereo, cibo, trattamento davvero buono, e dopo un paio di film e un sonnellino, alle 13,15 siamo atterrati a Bologna, tra i sorrisi, soprattutto di Caterina e Teresa, per la felicità di essere di nuovo a casa. Con Fausto che ci attendeva fuori per “prelevarci”: il nostro driver e guida di fiducia 😉


E dopo 8 aerei, 2 treni, 1 mini crociera, 5 barche (veloci e non…), 2 sampan, 8 pulmini, 4 biciclette, 2 tuk tuk, 2 motorbike, 5 guide, 8 driver, siamo tornati a casa.

Viaggio intenso, divertente, impegnativo, coinvolgente, faticoso, bellissimo, che ci ha permesso di capire meglio noi stessi e quanti abbiamo incontrato, paesi distanti da noi, con gente socievole ed anche solare, che ci ha messo alla prova, singolarmente, come famiglia, come coppia, ma ci ha dato anche molta soddisfazione, ci ha permesso di conoscerci meglio, di stare bene assieme, di creare nuove relazioni e irrobustire quelle esistenti. Come dice sempre Stefania, i soldi spesi nei viaggi, sono i soldi meglio spesi.

Insomma, in una sola parola felici del viaggio e di essere tornati a casa.

Un viaggio, come dice Stefania, non finisce mai: continua a rivivere nei nostri racconti, presto.

Ps: le forbicine sono arrivate…..

24 luglio: ultimo giorno

24 luglio: ultimo giorno di viaggio, ultimo giorno a Siem Reap. La nostra guida ha modificato il tour vista la nostra défaillance di ieri, facendo un mix tra quanto avremmo dovuto vedere nei due giorni. Molto gentile e premuroso.   Partiamo con il tempio di Pre Rup, costruito come tempio di stato del re Khmer Rajendravarman. È un tempio di montagna, a costruzione mista di mattoni, laterite e arenaria. Il nome moderno del tempio significa “girare il corpo” e riflette la credenza comune tra i Cambogiani che presso il tempio venissero svolte cerimonie funebri di cremazione, durante le quali il defunto (o la sua sagoma disegnata tra le ceneri) viene girato a turno verso i punti cardinali.  Passiamo poi a visitare il tempio di Banteay Srei; è un tempio induista e il suo nome significa Fortezza delle donne ed è dedicato al dio indù Shiva. La maggior parte del tempio è costruito in arenaria rossa e le colonne e le pareti interne presentano un numero incredibile di accuratissime decorazioni. Gli edifici stessi sono miniature in scala, molto particolari nell’ottica degli standard delle costruzioni khmer. Queste caratteristiche lo hanno reso particolarmente popolare e lo hanno fatto definire “il gioiello dell’arte khmer”.  Una sosta al villaggio dove producono zucchero dalla palma (utilizzato in cucina, non come dolcificante) e al giardino delle farfalle. 

Prima del pranzo, visitiamo il tempio di Bantey Samre Sono le 12; guida e driver vorrebbero fermarsi a mangiare. Lo facciamo in un locale “very local” e noi prendiamo solo qualcosa da bere.
Riprendiamo il percorso e per ultimo visitiamo il tempio certamente più piccolo di tutti gli altri: Banteay Samre. È un tempio induista nello stile architettonico di Angkor Watt, e il suo nome significa “cittadella di Samre”.
Prima di tornare in albergo per fare una doccia e andare in aeroporto, il nostro tour prevede una gita in barca sul lago di Tonle Sap e al villaggio di pescatori.


 Il Tonle Sap è un sistema combinato tra lago e fiume di enorme importanza per la Cambogia. È il più grande lago di acqua dolce del sud-est asiatico ed è un punto ecologicamente critico. Per la maggior parte dell’anno il lago è relativamente piccolo, intorno ad un metro di profondità e grande circa 2.700 km². Durante la stagione dei monsoni tuttavia, il fiume Tonle Sap che collega il lago con il fiume Mekong lo alimenta in abbondanza. L’acqua è spinta dal Mekong verso il lago, facendone aumentare l’area fino a 16.000 km² e la sua profondità fino a 14 metri, ed allagando i campi e le foreste circostanti. Tutta la zona soggetta all’allagamento diventa una zona perfetta per la riproduzione dei pesci. 
La visione del villaggio su palafitte è infernale e l’atmosfera che si respira è spettrale. In ogni caso interessante e suggestivo.
Rientriamo in albergo; dopo la doccia ci portano in aeroporto, fermandoci in un centro di prodotti artigianali per gli ultimi acquisti. L’aeroporto di Siem Reap è invaso da cinesi, chiassosi e maleducati…. Comunque il nostro volo è in orario, quindi il nostro viaggio di ritorno può iniziare.

23 luglio

23 luglio: le fatiche della giornata di ieri si fanno sentire (i numerosi scalini per salire sui templi, il caldo soffocante, l’elevata umidità – accuwheather segna 80%) e perciò decidiamo di cambiare programma e di fare una giornata di ozio, bordo piscina, e di rinviare a domani le visite ai templi che avevamo deciso di fare, rinunciando a quanto concordato per il terzo giorno. Ne parliamo con Mr. Veatten che si dice d’accordo, e quindi ci sistemiamo sui lettini. Più tardi vedremo se e cosa fare.

Restiamo i pomeriggi a bighellonare in piscina, giocando a carte e leggendo libri. Quando arrivano le 5pm, ci andiamo a preparare per la cena.

Alle 18,45 siamo pronti ad affrontare l caotica Siem Reap. Per cenare abbiamo scelto il Sinn Sisa Moth Cafè; ci abbiamo provato già ieri sera, senza riuscirvi, perché il driver del tuk tuk non era riuscito a trovarlo. Si tratta del primordi ristorante su Tripadvisor su oltre 600 a Siem Reap.

Questa sera per non fallire ci siamo premuniti. Chiesto in albergo (dove parlano inglese), che ha cercato su google map per trovarlo, e poi è uscito a dare le indicazioni al driver del tuk tuk. Ma anche lui si è perso, o almeno così ci era sembrato… Allora il driver ha chiamato il locale e ci ha detto che era pieno e che quindi ci portava da un’altra parte. Allora ci siamo imposti, facendo la faccia scura e ci ha portato davanti al locale, che si trovava nello stesso esatto luogo dove ci eravamo persi al primo tentativo. In conclusione: il locale lo abbiamo trovato, il driver del tuk tuk ci ha presi in giro, e il locale è così pieno che siamo costretti a prenotare a nome Corona ovviamente tra un’ora!

Nel frattempo decidiamo di tornare in centro e trovare un bar dove bere qualcosa e attendere che giunga l’ora della prenotazione. Troviamo un disco pub che fa felici Caterina e Teresa, dove possiamo prender due drink alcolici e loro berne un po’….e poi ci sono i baristi che fanno i piacioni!


All’ora stabilita siamo al ristorante (imprecisa definizione) dove il proprietario e la sua famiglia (moglie ai fornelli, un ragazzo e una ragazza che servono ai tavoli, una bambina che gioca…) ci attendono. Per il momento non resta che dare ragione ad una recensione su Tripadvisor: il locale avrebbe bisogno di una sistematina!!!!

 

 

Mentre ci accomodiamo e ordiniamo, ci accorgiamo che la clientela è internazionale è molto giovane: il posto giusto per noi….

L’attesa è di oltre un’ora, ma capiamo subito che non è disorganizzazione; tutto dipende dal fatto che la signora è da sola in cucina e prepara ogni piatto al momento!!! Non ci sono cibi precotti! Ma i piatti sono davvero ottimi, con profumi intensi e molto saporito, tra i migliori assaggiati in questo viaggio.

Sembra proprio di cenare a casa di una famiglia cambogiana, accogliente e sorridente, con la “mamma” ai fornelli…. Davvero piacevole….

22 luglio: Angkor Thom, Bayon e Angkor Wat

22 luglio: siamo pronti per le 8 (quasi) e nella hall ci attende Mr. Vannen, la guida che ci accompagnerà nel soggiorno a Siem Reap. Ho molte attese sui templi che andremo visitare oggi, sono già nel mio immaginario, nei miei occhi. Sono certo che tutti noi ne rimarremo impressionati.

Riporto una breve presentazione tratta dalla guida Lonely Planet.

Angkor è in senso letterale un paradiso in terra. È infatti la rappresentazione  terrena del Monte Meri, l’Olimpo della fede hindu, dimora degli antichi dèi. Angkor costituisce la perfetta fusione di ambizione creativa e devozione spirituale. Gli antichi sovrani del paese, considerati pari a dèi, cercarono di superare i loro predecessori facendo edificare templi più grandi, dalle proporzioni e dalle simmetrie perfette, un processo che culminò con la costruzione del più grande edificio religioso al mondo, Angkor Wat. Angkor era una città che, ai tempi del suo massimo splendore, quando Londra era un’insignificante cittadina di 50mila abitanti, vantava una popolazione di 1milione di abitanti. Le abitazioni, gli edifici pubblici, i palazzi di Angkor erano costruiti in legno (e per questo sono scomparsi) perché gli edifici in mattone o in pietra erano riservati agli dèi. Angkor è uno dei siti antichi più spettacolari del pianeta, l’ottava meraviglia del mondo, che unisce in sè le dimensioni gigantesche della Grande Muraglia cinese, la raffinata cura per il dettaglio del Taj Mahal e il simbolismo e la simmetria delle piramidi.

Dopo di ciò, credo che per descrivere la magia del posto siano suffiicenti alcune foto.

  

 

 

21 luglio: da Phnom Penh a Siem Reap

21 luglio: lasciamo, assieme alla nostra guida Ms. Veati e al nuovo driver Mr. Lee,  Phnom Penh alle 8.30: secondo la guida è l’orario migliore per non restare imbottigliati nel traffico di chi va al lavoro. La città ha circa 1,5 milioni di abitanti, e naturalmente le strade non sono state progettate per contenere tante macchine e motorbikes. Mentre stiamo uscendo, Ms. Veati ci racconta la storia della Cambogia, delle antiche e odierne ostilità con il Vietnam che si nascondono dietro a delle ufficiali ottime relazioni, i dubbi sulla Cina (i cambogiani la vedono come invadente ed egemone) e soprattutto ci argomenta la sua contrarietà al regime comunista attuale che, a suo dire (e ci sembra verosimile da quello che vediamo), non si occupa sufficientemente del benessere dei suoi cittadini.

Veati ci sembra una persona particolare, interessante, laureata e parla un ottimo inglese (solo un po’ troppo velocemente…), non saprei dorico quanto anno ha e per cortesia non glielo abbiamo domandato; nei fine settimana insegna all’università, oltre ad essere una guida free lance ufficiale, e nel suo tempo libero, assieme a suoi amici, si reca nei villaggi più remoti della Cambogia per portare libri e fare alfabetizzazione ai bambini che ci abitano. Più l’ascoltiamo, più ci convince.

Usciti dalla città, dopo quasi 2 ore di viaggio, ci fermiamo al villaggio di Skoun, noto anche come lo “spider village”. Villaggio dei ragni??? Ebbene sì, in questo villaggio (e nel mercato nel quale ci siamo fermati) cucinano tarantole, bachi da seta e cavallette…. E possiamo non farci tentare??? Tutti proviamo la tarantola fritta, davvero gustosa, assomiglia alle alette del pollo allo spiedo leggermente più dolce, mentre Stefania non riesce ad assaggiare la larva del baco da seta, che a noi tre, a parte la consistenza non entusiasmante, ci ricorda il sapore di verdura…. Una volta superata la difficoltà di mettere il cibo in bocca, possiamo dire che abbiamo mangiato di molto peggio, e che il sapore non è per niente male!

Ripartiamo soddisfatti del nostro coraggio, avendo comprato anche banane disidratate, e un altro seme guarnito con dello zucchero stile zuccherini di Montese, che è proprio buono!

La successiva sosta è al tempio di Kuhak Nokor, che fu costruito nel regno del re Suryavarman I. Abbiamo difficoltà a trovarlo, quindi potete immaginare come non sia proprio una meta turistica. 


Però è interessante, come è interessante il suo custode/bigliettaio, come sono fantastici quei bambini che ci seguono per tutto il tempo della nostra visita, e alla fine sono noi a chiedergli di fare una foto assieme a loro. Ci sentiamo fuori dal mondo e forse lo siamo. Un puntino sperduto su una carta geografica. Ma siamo felici di esserlo. 

Notiamo che molto spesso le scuole sono vicine ai templi; la guida ci dice che tradizionalmente chi si occupava dell’istruzione erano i monaci buddisti, e per questo motivo le scuole vengono costruite vicine ai templi, anche se oggi gli insegnati non sono monaci, ma laici, sia nelle scuole pubbliche che in quelle private.

Proseguiamo per Siem Reap, e sulla strada ci fermiamo a visitare Naga, un antico ponte dell’epoca angkoriana, ancora in piedi e utilizzato da oltre un millennio, ma da qualche anno per preservarlo hanno limitato il passaggio a motorbike e biciclette.  Non sono previste ulteriori soste prima di giungere a Siem Reap; solo che notiamo dei venditori strani sul bordo della strada e quindi chiediamo di fermarci. Vendono del riso mescolato con latte di cotto fagioli neri e zucchero, cotto all’interno di un pezzo della canna di bambù “giovane” semplicemente disponendolo vicino alla brace del fuoco. È un do le tipo del sud est asiatico, in. Cambogia lo chiamano Kralan; è gustoso ed anche divertente. Arriviamo quindi in albergo, una piccola oasi, e ci salutiamo con Ms. Veati, perché lei domani ha un altro gruppo a Phnom Penh. Ci dispiace, perché in poco tempo era riuscita a conquistarci con i suoi tanti racconti. Ci scambiamo gli indirizzi mail e ci salutiamo unendo le mani al petto e senza toccarsi.  L’albergo è molto accogliente con una splendida piscina ma per oggi siamo troppo stanche e solo io mi accomodo al bordo vasca per leggere e riposarmi. Per la cena cediamo alla tentazione di un locale italiano, ad attrarci non è tanto il cibo ma la descrizione che troviamo del proprietario.

Alla fine si rivela una piacevole sorpresa il cibo e Simone è proprio come pensavamo e speravamo che fosse: gentile e disponibile a raccontarci la sua storia di cuoco non solo per il locale ma anche come volontario per famiglie disagiate e bambini di strada. Ci lasciamo a malincuore sperando di incontrarci nuovamente.

20 luglio: Cambogia

20 luglio: lasciamo l’albergo per le 7; Klas e il driver ci accompagnano al Victoria hotel (l’albergo più lussuoso di Chao Doc) da dove partiremo con la barca veloce verso Phnom Peng. Il fiume Bassac (ramo del Mekong) è molto largo, ma praticamente senza alcuna onda, quindi la barca scivola via veloce senza troppi sobbalzi. Dopo poco più 1 ora di viaggio arriviamo al confine vietnamita; nel frattempo abbiamo compilato il foglio di uscita e la richiesta di visa per la Cambogia, fornito una foto tessera, pagato 39$, come ci aveva anticipato la nostra agenzia che ci ha organizzato il viaggio. 

 Scendiamo dalla barca, entriamo in un bar. Mentre aspettiamo che si concludano i controlli per l’uscita dal Vietnam, ci gustiamo un eccellente ice coffee.  Dopo circa 30minuti, la guida ci dice che possiamo rientrare per dirigerci verso il confine cambogiano, dove dovremo concludere le operazioni per il visto di ingresso in Cambogia. Percorriamo gli ultimi metri in Vietnam contenti del nostro viaggio, delle persone incontrate, del cibo assaggiato, di quello che abbiamo visto, dell’esperienza fatta. Giungiamo in pochi minuti al check point cambogiano dove concludiamo le operazioni di ingresso (per quanti non hanno consegnato la foto per il visto di ingresso, ci pensano i militari cambogiani per soli 5€…). Riprendiamo la barca e iniziamo il nostro viaggio in Cambogia.

Ci vogliono circa 5 ore di barca veloce per arrivare dal Vietnam a Phnom Penh; all’interno il rumore del motore è meno assordante, all’esterno c’è più aria ma il motore impedisce qualsiasi comunicazione….
 Il panorama della riva del fiume alterna case di pescatori con campi coltivati; non è molto interessante ma questo modo di viaggiare ci fa sentire un po’ più viaggiatori che turisti, più vicini ai contrabbandieri che trafugano al di là e al di qua dei confini. 

Insomma, faticoso ma da fare.

Arrivato nella capitale della Cambogia, siamo accolti dalla nuova guida, Ms. Veati, che ci fa salire sul minibus per portarci in albergo, fare una doccia e uscire per il giro della città.

Così facciamo, e alle 14 siamo di nuovo in pista, destinazione Palazzo Reale.  Mentre entriamo nel palazzo inizia a piovere, ma la guida, molto premurosa, scendendo dal pulmino, aveva preso gli ombrelli, quindi è come se non piovesse.

Il Palazzo Reale è il Palazzo dove il Re vive ancora oggi (la Cambogia è una monarchia parlamentare) ed è un complesso di edifici stupendi, dove spiccano il palazzo dei ricevimenti e la Pagoda d’argento! Interessante anche la storia della Cambogia, e del buddismo cambogiano, troppo lunga e complessa però per scriverla!!!!

La pioggia smette e riprende, tipico del clima locale in questa stagione. Quindi la visita continua con il Russian Market: un’altra mercato che contiene e vende di tutto, come succede nei paesi del sud del mondo.

Vediamo indumenti, monili interessanti, ma è troppo presto per acquistare….. Per le 17,30 rientriamo in albergo per prepararsi per la cena: anche qui, come in Vietnam, si cena presto….alle 21,30 si rischia di trovare pochi locali aperti.

Il locale scelto è proprio di fronte all’albergo; si chiama Romdeng ed è gestito da una ONG che si occupa di riabilita i ragazzi di strada insegnando loro il lavoro di cuoco e ristoratore. Locale ben arredato, piacevole, cucina molto interessante. 


E domani si riparte…

19 luglio

19 luglio: dopo una “abbondante e lussuosa” colazione (unico albergo a 4stelle del viaggio). La città è già brulicante alle 6 del mattino, si muovono tutti, visti dall’alto, come formichiere operose…  Ma che avranno da fare??? Klas ci attende nella hall e con il furgone ci accompagna all’imbarcadero (si fa per dire….), dove una barca ci attende per visitare il mercato galleggiante Cai Rang.  È un mercato ortofrutticolo (questa zona del Mekong oltre a riso produce frutta e verdure) dove gli agricoltori portano i loro raccolti che vengono acquistati o da grossisti (per esportare nel resto del Vietnam oppure all’estero) oppure da negozianti locali. Ormai il mercato si è molto ridimensionato poichè il governo, negli ultimi decenni, ha molto investito nella costruzione di strade, sostenendo così il trasporto su gomma piuttosto che quello sull’acqua.  Il giro in barca prevede una sosta alla fabbrica dei noodles di riso (originale e interessante) e ad una piantagione di frutta, dove possiamo toccare (oltre a mangiarli) diversi frutti locali.
Proseguiamo il giro in barca attraverso canali secondari, molto silenziosi, dove abitano e lavorano gli abitanti di Chao Tao. 

Ritorniamo al nostro imbarcadero ripassando per il mercato, e attraversando le case lungo il fiume abbiamo un incantevole incontro con delle bambine che giocano. Un tocco di leggerezza e di gioia, che contrasta molto con il luogo… Riprendiamo il furgone per dirigerci verso l’antica casa di Binh Thuy. Davvero una casa particolare e molto ben conservata.

La casa antica di Binh Thuy è famosa, non solo per la sua bellezza tipica di una casa del Sud dell’Indocina (Cochinchina) e perché è stata costruita  oltre 100 anni fa, ma perché al suo interno è stato girato il film L’Amant che ha avuto un grande successo.  È stata costruita nel 1870 ed ha l’architettura tipica di una casa ricca del sud con un giardino grande e piastrellato. Entrando nella casa, si sente subito fresco, come se la cassa fosse separata dal caldo tropicale del sud del Vietnam. I mobili sono tutti antichi, fatti da legno duro con le decorazioni che trattano della vita quotidiana della gente del Delta del Mekong. La signora che ci accoglie è la proprietaria della casa, ed appartiene alla sesta generazione, e come spesso accade in Vietnam, è molto accogliente.

Riprendiamo la strada verso la Cambogia, direzione Cau Doc. Dopo circa tre ore di strada e un temporale, prima di arrivare in città ci fermiamo a visitare la foresta pluviale di malaleuca di Tra Su. È un paesaggio magnifico ed emozionante! Utilizzando piccole imbarcazioni a motore e a mano, navighiamo in mezzo ai canali, passando in mezzo ad una rigogliosa vegetazione e osservando uccelli tipici dell’area fluviale. 


E pensare che dopo la guerra (sia quella contro gli americani che quella contro i cambogiani di Pol Pot) questa area risultava distrutta dai numerosi bombardamenti subiti. Il governo ha quindi deciso di ripopolarla piantando oltre 30mila nuove piante, e di farne un parco protetto.

Terminata la visita, siamo arrivati in città e al nostro albergo, in tempo per la cena.