17 luglio

17 luglio: sveglia presto (alle 6), valigie, colazione (come al solito perfetta), salutiamo le ragazze dell’albergo che si sono prese cura di noi, poi taxi per l’aeroporto di Danang. Ci vogliono 40 minuti circa, e la strada, da un certo punto in avanti, è costellata da resort di lusso e campi da golf. Danang è una città in fortissima espansione, con grande vocazione per il turismo, in particolare dei cinesi.
Le pratiche per prendere il volo sono veloci, come anche il viaggio: arrivo a Ho Chi Minh City alle 12:30. Ci viene a prendere la nuova guida Mr. Klas e il nuovo driver. Il furgone è sempre un Ford Transit, molto più cool, attrezzato con lucine interne che lo fanno assomigliare ad una discoteca anni 70, con in aggiunta tutti i gadget pensabili…persino il cestino per piccoli rifiuti!
Si parte subito con la visita di Ho Chi Minh City (che qui quasi tutti continuano a chiamare Saigon). È una città con oltre 9milioni di abitanti (inclusi i sobborghi), il traffico è sempre caotico a dire poco, ma si avverte subito la differenza con Hanoi: strade più larghe, alberate, vialoni in stile capitali europee….insomma, si capisce che è stata pianificata e progettata dai francesi.  Prima sosta la cattedrale di Notre Dame (è domenica, la possiamo vedere dall’esterno ma abbiamo l’impressione di non avere perso nulla…) e il Palazzo delle Poste. 

 Stile coloniale, ottimamente conservato, fino a qualche anno fa era il centro delle attività di Saigon: si spedivano e si ricevevano merci, lettere, e soprattutto c’erano le cabine telefoniche attraverso le quali si poteva chiamare in tutto il mondo. All’interno ancora oggi c’è un ufficio postale, la nostra guida ci racconta che nei giorni feriali un anziano signore di 86 anni, ex funzionario dell’ufficio postale, staziona all’interno dell’edificio per aiutare i vietnamiti per scrivere le lettere! Come a Napoli, e nei film di Totò! L’atmosfera all’interno è tale che facilmente possiamo immaginare come potesse essere la confusione, il trambusto, il lavoro negli anni precedenti.
Riprendiamo il pulmino, passiamo davanti al Palazzo della Riunificazione, 

 che non visitiamo nonostante sia un palazzo importantissimo per la storia del Vietnam. Penso che abbiamo tutto nella memoria la foto del carro armato che abbatte la cancellata e sancisce la fine della guerra in Vietnam e la nascita della Repubblica del Vietnam, così come è oggi. Si tratta di solo 40 anni fa…. Scendiamo dal pulmino per visitare il grande mercato coperto di HCM. Gli spazi sono come al solito molto angusti ma pienissimi di materiali, con una frenetica attività, in particolare di preparazione e vendita di cibo. Giro tutto sommato breve: solo il tempo per scattare qualche foto ai topi che si sono fatti vedere, e riprendiamo il pulmino. Prossima fermata il museo della guerra, o meglio, Museo dei Residuati Bellici, che raccoglie fotografie, testimonianze e cimeli (pochi per fortuna) sui 21 anni della guerra in Vietnam (1954-1971). È una struttura non troppo grande, discreta e non troppo di parte.   Certo è il punto di vista dei vietnamiti, ma mettendo assieme quanto abbiamo studiato e letto nei libri di storia, e i film che abbiamo visto, non ci appare faziosa. Sono tre piani: l’ultimo, il terzo, sono tutte fotografie degli inviati di guerra dell’Associated Press, sopratutto americani ma anche giapponesi, francesi, spagnoli… È il racconto dei primi anni di guerra, degli interventi militari (incluso lo sbarco degli americani), delle battaglie e soprattutto delle razzie perpetrate dagli americani nei villaggi e sui civili vietnamiti.  

Niente di nuovo, niente di diverso da quanto abbiamo già visto, ma soffermarsi per qualche ora a rifletterci, assieme a persone di tutto il mondo (incluso americani), vedere vietnamiti giovani che si commuovono, è certamente un’esperienza coinvolgente. Al secondo piano sono esposte foto che mostrano le conseguenze sulle persone dell'”agente arancio” (defogliante spruzzato usando gli aerei) e del napalm. Foto di bambini, anziani, con deformazioni mostruose, con menomazioni. E i vietnamiti continuano a portarne conseguenze anche oggi che siamo alla terza generazione. Anche soldati americani e loro familiari ne hanno subito le conseguenze. Il pian terreno racconta la solidarietà che si è sviluppata nel mondo, a partire dagli Stati Uniti, a sostegno del Vietnam e della fine della guerra. Si tratta di foto di manifestazioni, di cartelloni di solidarietà, di incontri fatti da Ho Chi Minh in giro per il mondo. Che per fortuna hanno, alla lunga sortito i loro effetti. Visita che, come già detto, fa riflettere. E in certo modo spiega anche la simpatia che provocano naturalmente i vietnamiti. Certo, sono persone gentili, accoglienti, sorridenti, ben disposti, ma aver “tifato” per loro durante la guerra del Vietnam, averli vissuti come vittime dell’imperialismo americano, ce li fa sentire vicini a priori, comunque vada. È una simpatia nata sui libri di scuola e nei documentari, ma che trova corrispondenza quando li incontri.

Dopo la visita, andiamo in albergo ad appoggiare le valigie, fare una doccia e un breve riposo, ed è già ora di cena. Leggiamo di un ristorante particolare, vicino (per una città così grande…) nella direzione nella quale volevano andare (la piazza Nguyen Hué ) dove c’è la statua del padre della repubblica, e dove i vietnamiti alla sera si recano per passeggiare, dove artisti di strada si esibiscono. Insomma, un enorme TDay!
Incredibilmente troviamo il ristorante al primo colpo:     

si trova sul tetto di un’edificio come al solito stretto e lungo, e propone barbecue di carne, pesce, verdura. Ma il divertente è che tu scegli cosa vuoi mangiare e poi tu stesso lo cucini su una griglia che si trova al centro del tavolo! Divertente (o come dico io simpatico :-))  La carne che abbiamo scelto, ci viene portata marinata in spezie, da gustare assieme ad altri intingoli e spezie che ci vengono proposti in ciotole. Inoltre siamo di fianco ad un tavolo di vietnamiti che stanno facendo “bisboccia” e si divertono tanto, anche perché hanno una colonna di birra dalla quale si versano in continuazione boccali di birra…. Dopo averli osservati divertiti per un pò, Stefania “attacca bottone”, e immediatamente veniamo coinvolti nei loro brindisi offrendoci una birra. Scopriamo che è una comitiva di universitari (una dottoressa, una ingegnera, altri che non abbiamo capito cosa facciano…) molto simpatici e molto incuriosito da noi. Dopo foto, video e diversi cin cin, decidiamo che è ora di congedarsi. Proseguiamo la passeggiata e giungiamo nella piazza, dove la nostra attenzione è attratta da una crew di break dance, brava e divertente. Dopo aver gironzolato per la piazza, aver mangiato un gelato, torniamo (sempre a piedi) in albergo, stanchi ma soddisfatti.