14-15 luglio

14 luglio: sveglia prestino per fare le valigie. I fanatici del breakfast io e Caterina, appena svegli, ci lanciamo nella sala, nella speranza (vana) di trovare qualcosa di “dolce” o “salato” stile colazione continentale, ma sempre abbondano le colazioni vietnamite (prima o poi la provo)! Le dormiglione (Teresa e Stefania) attendono fino all’ultimo per fare le valigie e colazione…Si parte in pulmino, direzione Hoi An, con la guida che a dire proprio il vero non ci è molto simpatica!

Solito traffico, solita andatura del driver, ci dirigiamo verso sud; ci sposteremo di poco (circa 150km) ma dovremmo scavalcare delle montagne, o meglio, colline di circa 500 metri.

Prima di “scollinare”, passiamo lungo una costa molto bella, con laghi salati ma sopratutto spiagge di sabbia bianca lunghe alcuni chilometri. Si tratta delle spiagge di Chan May, poco frequentate da turisti e molto da pescatori. Quando arriviamo in cima alla collina il panorama è davvero incantevole.


La discesa è verso la baia di Danang, città famosa per il suo importante porto e per l’aeroporto internazionale, località che sta registrando un boom turistico, nel tentativo (a prima vista già ci pare in buona parte riuscito) di trasformarla in una Miami/Las Vegas dell’Asia, per un turismo vietnamita ma soprattutto cinese.

Pochi chilometri dopo Danang, arriviamo ad Hoi An, detta anche la città delle lanterne. E quindi, noi che non ci facciamo mancare nulla, prima tappa un corso per costruire lanterne “stile cinese” (in realtà stile vietnamita)!!! Due gentili signore ci predispongono il telaio sul quale noi dovremo attaccare la seta, armati solo di colla e forbici.

 Nel giro di pochi minuti abbiamo appreso i segreti millenari dell’arte delle lanterne, e siamo (compreso Angelo…) riusciti a creare le nostre lanterne, e non sono nemmeno brutte. Sotto il sole più cocente, si parte per la visita turistica della città di Hoi An, forse la città più suggestiva e ricca di atmosfera di tutto il Vietnam. Grazie al suo passato di porto importante sul fiume, vanta un’architettura grandiosa e un’incantevole posizione; inoltre, la parte vecchia, è quasi priva del traffico.

Hoi An deve la sua fortuna al caso: se il fiume dove sorge non si fosse insabbiato alla fine del 1800, impedendo così alle navi di accedere ai moli cittadini, oggi la città sarebbe diversa. Dopo quell’evento la città ha affrontato un costante declino, fino agli anni ’90 quando le sue sorti si risollevarono all’improvviso grazie al boom turistico. Così la Città Vecchia e le bellissime case di mercanti giapponesi, templi cinesi e antichi magazzini del tè si sono preservati, anche se tutti i magazzini si sono trasformati in negozi (molto famosi sono i sarti di questa città), bar e ristoranti.
Prima di morire per il caldo abbiamo visitato il ponte coperto giapponese, 


la sala riunioni della congregazione cinese del Fujian, 

 la pagoda di Chuc Thanh e l’antica casa di Phung. Tutto molto bello e interessante, anche se il caldo micidiale non ci ha permesso di gustare appieno i monumenti.

Stremati siamo giunti all’hotel (4 km dal centro), molto carino e accogliente, e subito ci siamo tuffati in piscina, ritrovando così le forze. Con sorpresa abbiamo imparato che la sera l’albergo ci avrebbe offerto una cena di benvenuto, che abbiamo apprezzato per la qualità dei cibi e per la fame.


Dopo cena, inforcate le biciclette e percorsi i 4km che ci separano dalla città vecchia, abbiamo fatto un breve giro per i negozi, senza gustarcelo perché molti stavano chiudendo. Poco male, ci rifaremo (o meglio, si rifaranno) le prossime sere.


15 luglio
: con sorpresa, la colazione, in una stanza accogliente, semplice e allo stesso tempo con molta luce, non è a buffet ma “a la carte”, e quindi possiamo scegliere quello che vogliamo. C’è la colazione continentale, ci sono piatti vietnamiti, omelette e pancake cucinati in molti modi. Tutto eccellente, servito con gentilezza e tranquillità. 

Decidiamo di andare alla spiaggia di Au Bang, circa a 6/7km dal nostro albergo, e perciò ci facciamo chiamare un taxi.

La spiaggia non è molto larga, è attrezzata con ombrelloni e lettini (non stile romagnolo!) con dietro dei bar/ristoranti. Per capire come funziona l’accesso (gratuito l’uso di ombrellone e lettino a patto che si facesse una consumazione…) ci abbiamo impiegato un po’, ma per fortuna c’è poca gente e non abbiamo discusso. Spiaggia piacevole, acqua tiepida, sole che potrebbe bucarti la testa….insomma, una classica giornata in spiaggia.

Dopo un piccolo pranzo (ma molte birre…), siamo tornati in albergo con l’intenzione di stare un po’ in piscina per poi recarci in paese per fare shopping (o meglio watching…) e poi andare a cena. Bisogna fare presto perché i negozi e i ristoranti chiudono alle 21,30: stupendo!!!!

Camminiamo per le strade chiedendo prezzi e curiosando tra le tante cose esposte, per arrivare infine al lungo fiume che si apre ad una innumerevole quantità di lanterne e persone. Attraversiamo il ponte che collega ad una isoletta e ci ritroviamo in un mercato molto simile alla “Piazzola” ma noi siamo alla ricerca di un ristorante: The Market, versione un po’ turistica del cibo di strada, molto divertente e gustoso. Tutti i piatti sono piccantissimi e Teresa e Caterina faticano a finirli, ma con pazienza e il mio aiuto non resta praticamente nulla. 


Tra le tante offerte: orecchie di maiale, bachi da seta e cervella di maiale sono quelle che ci incuriosiscono senza tentarci però! Rientro in bicicletta all’albergo, doccia e ‘notte.

Ultima nota sul traffico: finalmente ho capito come funziona…. L’obiettivo di chi percorre le strade, sia che sia a piedi, sia che si trovi su due ruote (moto o bicicletta) o su quattro (auto, camion, bus), è quello di non fermarsi mai (nel caso di pedoni e auto) e di non mettere i piedi a terra (per chi è in moto o bicicletta). Così tutti vanno piano, per poi rallentare e incastrarsi, nel tentativo, quasi sempre riuscito, di evitarsi. Davvero sembra una danza al rallentatore che riesce a regolamentare il traffico, rendendolo lento ma scorrevole, ed evitando incidenti…. La riprova è che non abbiamo visto mai vigili che gestiscono il traffico, quindi vuol dire che non ce n’è bisogno 😉

Un miracolo, ma pare funzionare…forse potremmo importare il metodo a Palermo, dove, si sa, il problema principale è il traffico.

13 luglio

13 luglio: breve riposo nel nuovo albergo, spazioso ma senza charme, ben lontano da quello di Sapa, colazione non all’altezza dei precedenti. Ma alle 8,45 (in ritardo noi di 15 minuti) partiamo per il tour di Hué, dal quale ci aspettiamo tanto!

In effetti Hué è stata dichiarata patrimonio dell’umanità ed è stata la capitale degli imperatori Nguyen del Vietnam imperiale (1822-1945), anche se molti degli edifici più belli sono stati distrutti durante la guerra con gli USA.

Quasi tutti i siti principali di Hué sono raccolti all’interno del recinto imperiale, una fortificazione composta da mura alte 6 metri e lunghe 2,5 km. Ospitava la residenza dell’imperatore, templi, palazzi e i principali edifici dello stato.

Davvero un bellissimo e affascinante sito archeologico; la parte ancora in piedi è restaurata bene, altri edifici sono tuttora in ristrutturazione. Soprattutto, nonostante la guida non sia coinvolgente, si riesce ad immaginare come scorreva la vita all’interno di questi spazi a metà dell’800. Solo la fatica dovuta al caldo e all’altissima umidità non ci permette di goderne appieno.

Usciti, il nostro tour di Hué prevede di recarci in barca, percorrendo un tratto del “fiume dei profumi”, con una tipica (e un po’ buffa) imbarcazione locale alla Pagoda di Bao Quoc, tempio buddista che sorge in cima ad una collina.

Sempre in barca raggiungiamo un ristorante chiamato ecoVillage (sempre sulle rive del fiume) dove ci attendono per un breve corso di cucina vietnamita!!!

È proprio vero: ci insegneranno a preparare dei piatti, che poi ci mangeremo…. E così, come novelli Carlo Cracco e Gordon Ramsey, ci cimentiamo con difficoltà e ansia perché non sappiamo se mangeremo!

Esperienza simpatica, poi per fortuna oltre a cucinare i nostri piatti (che in tutta franchezza erano venuti benino….) ne hanno preparati altri, quindi il lunch è stato delizioso. Dopo aver mangiato, ci hanno accompagnati in un giro in bicicletta in mezzo al villaggio, disposto lungo il fiume e con case molto accoglienti, tutte su due piani al massimo. Come in ogni tour che si rispetti, ci hanno portato a vedere degli artisti che dipingevamo su tela di seta e poi dei buffi anziani che costruivano marionette e cavalli di carta (oltre ad altri oggetti sempre di carta) che vengono bruciati per augurare buona fortuna nel grande viaggio.

Di rientro dal giro in bicicletta (che Caterina, l’unica visto il caldo, ha trovato troppo breve…) ci hanno accolto con un pediluvio in erbe aromatiche e successivo massaggio ai piedi. Immaginatevi la piacevolezza, anche per la simpatia dei massaggiatori, due dei quali non vedenti.

Ultima tappa del tour di Hué ha previsto la visita alla Tomba di Tu Duc, costruita attorno al 1865, mausoleo maestoso e spettacolare. Fu l’imperatore Tu Duc in persona a progettarlo, e le spese ingentissime per la costruzione, portarono ad un tentativo di colpo di stato, scoperto e stroncato.

img_5236Davvero un posto incantevole e rilassante.

Si sono fatte le 16,30, quindi si torna (per fortuna) in albergo, affaticati ma molto soddisfatti di quanto visto e fatto.

Doccia relax e siamo nuovamente pronti per uscire a gustarci la cena. Decidiamo per un ristorante giapponese a pochi metri dal nostro albergo. Lo raggiungiamo a piedi anche se con qualche difficoltà di orientamento. Cena piacevole e come sempre molto economica. Al rientro chiacchieriamo e in pochi minuti siamo a casa.

12 luglio

12 luglio: il magnifico treno arriva ad Hanoi alle 4:40 del mattino, e scendiamo assonnati, affaticati, trascinando i bagagli. Per fortuna ci hanno prenotato un albergo vicino alla stazione dove potremo fare una doccia, riposare un’oretta e infine colazione, prima di partire per la visita di Hanoi. E così abbiamo fatto con immensa soddisfazione!
Alle 9 (quasi in punto), siamo nella hall dell’albergo, con i bagagli e Lan è già lì che ci attende. Anche lui è andato a casa, ha fatto una doccia e mangiato qualcosa. Mettiamo i bagagli sul furgone (un altro mitico Ford Transit tutto per noi) e partenza per il Mausoleo di Ho Chi Min. Nelle ore precedenti c’è stato un forte temporale, ma ora ha smesso e il cielo è coperto e, come dice Lan, la temperatura è diminuita di 4-5 gradi anche se a noi non sembra.Arrivati al mausoleo  di Ho Chi Min, il padre della patria, Lan ci avvisa di tutti i controlli e del comportamento da seguire… In questi casi i vietnamiti non scherzano…. Ci dispongono su due file in una coda che si srotola nel parco attorno al mausoleo  (spioviggina, la fila però è tenuta al coperto) fino all’ingresso. Stefania che è una veterana di mausolei (hai visto Lenin nel lontano 1980!!!) ci informa che all’interno non dovremo parlare, ridere o scherzare, e che non ci faranno sostare davanti alla salma. E puntualmente passiamo davanti al feretro di vetro, e davvero sembra che dorma, perfetto, suggestivo. A Teresa e Caterina non ha fatto lo stesso effetto, mentre noi siamo stati molto colpiti che ci fossero tanti vietnamiti, ed alcuni di loro sembravano anche commossi. In ogni caso, quest’uomo ha cambiato il corso delle loro vite e del loro paese. All’esterno ci attende Lan, che ci porta davanti al mausoleo, sul piazzale,  per raccontarci un po’ di storia del Vietnam; e subito Stefania parte con le domande interessanti ma indiscrete. Ma i vietnamiti vogliono, desiderano il comunismo visto che qui c’è solo il partito comunista??? Lan anche lui è critico ma ci spiega che le cose stanno cosi: il 90% del parlamento è composto da appartenenti al partito comunista… Riprendiamo la visita sotto l’acqua. Nell’area adiacente al mausoleo si trova la residenza di Ho Chi Min che diversamente dai governanti francesi ha scelto una casa semplice dove trascorrere la sua vita da capo di stato. Accanto alla casa un laghetto dove nei momenti di riposo poteva dare da mangiare alle tante carpe e poco più in là la residenza estiva. Tutto molto semplice ma a noi sembra affascinante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Usciti dal complesso presidenziale riprendiamo il furgone in direzione del Tempio della letteratura, prima sede dell’università ad Hanoi. Tutto il complesso ed i suoi significati ci vengono raccontati da Lan, meraviglioso e meravigliosa atmosfera!

Ora direzione Quartiere Vecchio! In ogni strada si vende una specialità: fiori, frutta, cibo, cose per la casa, birra e tanto altro. Un vero groviglio di strade e persone che mangiano e cucinano ad ogni ora del giorno.

Proseguiamo la visita verso un tempio buddista, uno dei quattro fatti costruire in città dall’imperatore (nome impossibile da ricordare e pronunciare!) che trasferì la capitale da Huè ad Hanoi. Questo è dedicato al cavallo bianco…prima di uscire ci divertiamo a suonare il grande tamburo all’entrata, Lan ci dice che il suo suono risuona con il nostro cuore.

Ultima tappa dell’intensa giornata sono le grandi prigioni costruite dai francesi nel 1886 per i prigionieri politici oppositori dei colonialisti, utilizzata successivamente per i prigionieri americani durante la guerra del Vietnam.

Gironzoliamo ancora per le strade del vecchio quartiere e concludiamo la visita con una sosta ristoratrice da Helio coffee shop.

Ci viene a prendere il pulmino che ci porta in aeroporto dove salutiamo Lan, ci scambiamo l’indirizzo mail e qualche foto, un abbraccio e non ci resta che metterci in fila al gate. Partenza con oltre un’ora di ritardo ma per mezzanotte siamo in albergo a Huè.

11 luglio

11 luglio: Colazione alle 8 con molti piatti vietnamiti (forse quelli tipici della colazione internazionale non erano esattamente all’altezza) ma il personale sempre perfetto, accogliente e premuroso. Davvero un hotel quasi senza difetti!Visto che ripartiremo da Sapa alle 15, abbiamo preso accordo con l’hotel per fare il check-out alle 12, e se abbiamo bisogno, ci permetteranno di fare una doccia e cambiarci.

È quindi possibile fare una passeggiata per andare a visitare il villaggio Cat Cat, distante circa 3 km da Sapa, e tornare comodamente indietro? Tempo di lavarsi, mangiare qualcosa e pronti per ripartire. Dopo la faticaccia del giorno precedente, quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare! Caterina e Teresa tornano a letto dopo colazione, mentre io e Stefania decidiamo di andare al villaggio degli H’mong neri (quelli di ieri pomeriggio erano blu…).

Ci incamminiamo attraverso Sapa per una strada “sempre in discesa”, con bellissimi panorami, un improbabile posto di ristoro, e dopo circa mezz’ora arriviamo al villaggio.


 Il villaggio si infila nella gola di una vallata in mezzo a campi di riso e abitazioni degli H’mong, spesso trasformate in bancarelle con oggettistica e tessuti fatti da loro, oppure con bevande fresche. Il caldo rischia di farci crollare, ma soprattutto il percorso è tutto a gradoni e gradini, diventando così molto complicato per Stefania.

Ma non desistiamo (soprattutto lei…) e continuiamo la visita, entrando anche in una casa H’mong.  Giunti in fondo alla valle, ci accorgiamo che vi scorre un fiume dove gli H’mong hanno costruito un sistema di distribuzione dell’acqua attraverso ruote che assomigliano a quelle panoramiche. Come già evidenziato, il villaggio si trova in una vallata incantevole e il percorso è molto interessante, ma ora comincia la salita per tornare verso Sapa, non meno impegnativa della discesa. Con fatica giungiamo all’uscita del villaggio, dove la strada consente il passaggio di auto e moto; veniamo “assaliti” da benedetti giovani in possesso di motorbike che ci offrono passaggi, che ovviamente e sdegnosamente rifiutiamo, sapendo in cuor nostro che è una tattica per abbassare il prezzo. Ma in realtà la trattativa non parte nemmeno (ci provo con poca insistenza) perché sappiamo che non possiamo perdere l’occasione. Anzi, mi lascio anche, “offendere” perché mi dicono che non possono farmi lo sconto perché sono “too big”! Non importa, montiamo dietro ai nostri due cavalieri che ci portano in 5 minuti (spericolati) fino al nostro hotel: i 5euro meglio spesi della nostra vita!!!

Entrati nell’albergo, troviamo le nostre figlie che giocano a carte nella hall, molto rilassate, e subito ci dirigiamo a fare la doccia con il personale dell’albergo che ci accompagna e ci porge due asciugami “freschi freschi” di bucato. Docciati è un altro mondo, quindi pranzo, il tempo di due partite a burraco, e Lan e l’autista puntuali (anzi in anticipo) compaiono davanti al nostro hotel.  Si carica tutto, si saluta e si ringrazia lo staff dell’hotel (al quale abbiamo fatto una recensione coi fiocchi su Tripadvisor…) e siamo pronti per visitare il villaggio degli H’mong rossi (ogni tribù si distingue per la prevalenza di un colore negli abiti…).

Appena scesi veniamo “assaliti” dalle simpatiche e gentili signore (in questo caso H’mong rosse dal copricapo di colore rosso oltre ad altri paramenti)  che vogliono vendere i loro manufatti. Non vogliamo comprare nulla ma ci accompagnano ugualmente lungo tutto il percorso, facendoci domande in inglese molto fluently (meglio del nostro!!!), con il sorriso sulle labbra, come avevamo fatto le loro “gemelle blu” il giorno precedente. Il villaggio è proprio molto rurale, con animali dovunque, abitazioni in legno con un unico piano, ma dovunque ci sono paraboliche e Wi-Fi: non siamo convinti che ci abbiano guadagnato all’arrivo della modernità.  Il corteo ci accompagna fino al furgone, ma resistiamo senza comprare nulla. Rientro a Lao Cai per prendere il treno per Hanoi in serata. Sostiamo in un bar con un caldo incredibile, quasi da svenire, mentre attendiamo il treno con timore: il viaggio di andata è troppo recente!

E quando saliamo sul Et-pumpkin (così si chiama il treno) le attese vengono confermate: lo stesso odore, poco spazio a disposizione, bagni non frequentabili; questa volta è pure caldo, anche se Lan ci tranquillizza spiegandoci che la situazione sarebbe migliorata. Stendiamo i nostri sacchi letto e proviamo ad addormentarci: in effetti il fresco aumenta….

10 luglio

Scesi dal treno arrivato a Lao Cai “puntualissimo” alle 5:35, un po’ sballottati dagli ammortizzatori scadenti del vagone, la nostra guida Lan ci conduce all’appuntamento con il nuovo driver.
Ancora soli in un furgone Ford Transit da 12 persone, partiamo per una strada di montagna in direzione Bac Ha, passando a solo 300 metri dal confine con la Cina… Per alcuni chilometri, solo un piccolo fiume ci separa dalla Grande Cina.

In questa regione vivono i H’mong, una minoranza etnica del nord del Vietnam, con costumi stupendi, che ogni domenica mattina scendono dalle montagne e si ritrovano per vendere e acquistare merci, o anche solo per mangiare assieme agli amici, al mercato di Bac Ha.


Questa foto non rende merito, ma le foto di Stefania lo faranno; un mercato vero, con pochissimi turisti.

Dopo in paio d’ore trascorse nel mercato, siamo ripartiti in direzione di Sapa; nel tragitto breve giro sul fiume Rosso, con un’imbarcazione che ci ha ricordato Apocalypse Now.

Poi ancora un’ora di strada e finalmente arrivo a Sapa, minuscolo paese diventato famoso grazie ai francesi che, durante l’occupazione coloniale, ne fecero meta di villeggiatura. Negli ultimi due anni il turismo è esploso, con investimenti e costruzione di mega alberghi e resort.

Finalmente scendiamo in albergo, e dopo due giorni di caldo, umidità, treno, fiacca, possiamo fare la doccia!!!!


Ristorati,  Lan ci conduce in un percorso attraverso le risaie e i villaggi H’mong. Bellissimo e emozionante, anche se molto faticoso, per il caldo e per la lunghezza (oltre 7 km!). E Stefania, con fatica, è riuscita ad arrivare in fondo!


Doccia, cena vietnamita, due passi per la strada principale, poi sosta in piazza a goderci il fresco e con Teresa e Caterina che giocano con bimbe vietnamite. Poi a letto.

9 luglio

9 luglio: anche vedere l’alba nella baia di Ha long è uno spettacolo….img_5109

Sveglia alle 5 per assistere all’alba, poi ci sarebbe stata la lezione di tai chi, ma nessuno di noi ci ha pensato! Tutti a letto per alzarci definitivamente alle 7 per la colazione.

Poco dopo le intrepide Caterina e Teresa sono partite in spedizione per (nell’ordine), la scalata di un montagnozzo per ammirare una splendida vista sulla baia, poi il bagno su una delle rare spiagge “attaccata” ad un montagnozzo, e un giro in kayak! (mi sono affaticato solo a scriverlo, pensate se alla mia età lo avessi fatto! Lo so, mi prenderò i rimproveri di Sandro e Fausto, e gli applausi di Grazia ;-)).

Il tempo di una doccia, di un light lunch e siamo di nuovo a terra dove troviamo ad accoglierci Lan, il driver e il furgone, direzione Hanoi.

Sulla strada una sosta per uno spettacolo di marionette sull’acqua (manifestazione teatrale tipica del Vietnam); non la definirei imperdibile ma sicuramente un’esperienza da fare.

Proseguiamo per Hanoi, trovando un traffico pazzesco a causa di un incidente. Siamo costretti a cambiare strada, ma questa (che passa dentro i paesi) si rivela ancora più complicata vista la situazione del manto stradale, e del numero di camion, scooter, auto che la percorrono.

Ma non ci ferma nulla: arriviamo per le 17,30 ad Hanoi, in tempo per due passi, una cena vietnamita in un locale consigliato dalla guida, alcuni acquisti e poi ritrovarci con guida e driver per andare in stazione per partire con il treno per Sapa, a nord del Vietnam. img_5122-1Quattro cuccette “ordinate”, aria condizionata perfetta, bagno (in comune con il resto del vagone) un po’ meno… ma in fondo si tratta di dormire: partenza puntuale alle 21:40, e speriamo arrivo per le 5,30 del mattino

 

6-7-8 luglio 

6 luglio: Partiti da Bologna felici di partire. La sistemazione sul volo dell’Emirates è stata ottima (poltrona comoda e spazio sufficiente, ottima programmazione di film anche in italiano, cena gustosa), volo puntuale.Prima sosta all’aeroporto di Dubai (meno interessante di quanto mi attendessi), resa meno lunga da un buono per un pasto (ancora cibo per ingannare il tempo). Con puntualità prendiamo il volo per Bangkok (sempre Emirates, stessa comodità) dove atterriamo ed iniziamo a correre per prendere il volo per Hanoi….

Dobbiamo correre perché la sosta è di circa due ore e mezza ma cambiando vettore (da Emirates a Vietnam Airlines) dobbiamo capire come fare in modo che le valigie ci seguano. Nell’immenso aeroporto di Bangkok per fortuna troviamo un information point che ci suggerisce la strada giusta: andare al banco della Vietnam Airlines e chiedere come fare!?!

Raggiungere il desk della Vietnam Airlines non è stato semplice e soprattutto era molto lontano; alla fine abbiamo trovato due gentilissime signorine che  si son fatte carico del problema e smanettando al telefono e al computer ci hanno detto che le nostre valigie ci avrebbero seguito!

Felici e increduli ci dirigiamo all’imbarco perché era quasi giunta l’ora per salire sul nuovo volo. 

Partiamo stavolta in ritardo e arriviamo ad Hanoi con una mezz’ora di ritardo. Passati i controlli doganali, ci siamo diretti al nastro per il ritiro dei bagagli. E quando stavamo per perdere la speranza, i nostri bagagli sono comparsi!

Usciti dall’aeroporto abbiamo fatto conoscenza con la nostra guida di Hanoi (si chiama Lan, o almeno così lo abbiamo capito….) che ci ha accompagnato in albergo. Ci vogliono quasi 45 minuti per arrivare all’albergo che si trova nella città vecchia.

Giunti in hotel (molto carino) dopo una breve doccia ed avere incontrato Emma (rappresentante dell’agenzia di Hanoi che ci ha aiutato ad organizzare il viaggio) per saldare i conti, siamo usciti per fare due passi e mangiare qualcosa.

La confusione, il caldo, l’umidità, la stanchezza, il traffico… ci inducono a fare presto e ritornare rapidamente in hotel. Così termina il nostro primo giorno in vietnam.

8 luglio: partenza di mattina presto per la Baia di Ha Long; ci vengono a prendere la nostra con lo stesso furgone della sera precedente (un Ford Transit per 12 persone tutto per noi e con un’aria condizionata “a manetta”) e lo stesso driver.

Dopo circa 4 ore di viaggio (ed una sosta au un centro artigianale con dei bagni pulitissimi!!!) siamo arrivati alla Baia e ci siamo imbarcati sulla nave per una breve crociera (dalle 12 alle 12…). Siamo stati fortunati perché il tempo fino al giorno precedente era molto brutto, ma oggi e domani ci sarà il sole.

Nave piccola (scelta azzeccata di Stefania), sistemazione eccellente (inclusa aria condizionata della quale nel frattempo sono diventato dipendente…), cibo buono, equipaggio gentile. Oltre a noi altre 12 persone (una famiglia spagnola, australiani, americani, svizzeri) e questo il primo scorcio sulla baia…

Molto suggestivo naturalmente  il tramonto …

Molto strana la cena: hanno organizzato una grigliata(di pesce e di carne, squisita!) all’interno di una caverna! Sembrerebbe una pacchianeria, mentre nella realtà è stata organizzata molto bene, con un allestimento sobrio ma piacevole, e come già detto, dell’ottimo cibo.

Insomma a letto, dopo aver ammirato le stelle, contenti…